Emozioni
- L C
- 22 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Per anni ho cercato di capire e analizzare le mie emozioni, i miei traumi e i miei schemi mentali. Ho letto libri, ricerche, ho meditato a lungo, ho scritto e parlato.
Ma tutto restava li, in un nodo in gola che non va mai via, un dolore nel petto e ansia che arrivano senza preavviso, nelle notti insonne, in quel torcicollo che ritornava sempre, nell'avere sempre meno energia.
A volte mi sembrava di essere risucchiata in un "vortice" di "vuoto cosmico", una sensazione così forte e straziante da desiderare di "spegnere" tutto pur di non sentire.
Perché, la verità è, che il corpo non ha bisogno di capire e analizzare , ma ha bisogno di tempo e spazio per essere ascoltato e sentito.
I traumi e le ferite emotive non sono dei file registrati nel cervello che bisogna decodificare o cancellare. Ma sono memorie che rimangono impresse nel corpo sotto la forma di tensioni, di posture, di stanchezza cronica, di attacchi d'ansia, di insonnia... Dolori e difficoltà a muoversi e respirare.
Il corpo non ha bisogno di capire, ma di portare a termine quello che non ha potuto in passato. Ha bisogno di tempo e spazio per esprimersi. Ha bisogno di essere ascoltato, di movimento, di essere portato al suo limite. Ha bisogno di tremare, sudare, muoversi, piangere, urlare, scappare, ridere, ...
Un giorno, durante una pratica di Kundalini yoga, il mio corpo ha iniziato il suo processo di liberazione. Mi ricordo ancora, eravamo in cerchio recitando un mantra, e le lacrime hanno iniziato a scendere senza un motivo, il nodo in gola a iniziato a sciogliersi. Non c'era bisogno di capire il perché, ma solo di lasciar andare. Durante altre pratiche, il corpo a iniziato a tremare e a contrarsi. A volte è arrivata la voglia di urlare, altre volte ridevo senza poter smettere.
Non è stato solo il kundalini yoga, ma anche la corsa e sollevare i pesi in palestra.
Ci sono stati momenti duri dove correre era l'unico modo per liberarmi dall'ansia e sentirmi "viva". Dove arrivato allo stremo il corpo riusciva a rilassarsi. Correre fino a non avere più fiato, fino a sentire le gambe molli e il cuore che batteva così forte da non lasciare spazio ai pensieri. Correre e piangere insieme.
Altri momenti dove sollevare 200kg alla pressa era l'unico modo per lasciar andare la rabbia, la frustrazione e lasciare uscire anni di “brava bambina che non deve disturbare”. Tutti quei "non sei abbastanza", "non riuscirai", "devi fare di più", "non si fa così", ... immagazzinati nel corpo, che vengono sciolti e distrutti a ogni serie e ripetizione.
Ho capito, soprattutto in questo periodo dove sono uscita da un momento di crisi e di burnout, che abbiamo bisogno di spazio e di tempo per sentire, accogliere e lasciare che il corpo si esprima, portando a termine quello che non ha potuto nel momento del trauma/ferita.
Il corpo non ha bisogno di parole perfette.
Ha bisogno di movimento, di suono, di tremore, di respiro, di sudore, di lacrime, di grida, di silenzio dopo la tempesta.
Ha bisogno che noi smettiamo di dirgli “stai fermo, stai zitto, fai il bravo”. O che smettiamo di scappare e fuggire nelle nostre scappatoie (fumo, alcohol, droghe, sesso, netflix, social media, scrolling,... Uscite, impegnarsi a fare mille attività pur di non fermarsi e sentire...).
La scienza oggi lo conferma (van der Kolk, Porges, Levine, Berceli…):
il trauma è energia congelata nel sistema nervoso, tensione accumulata nella fascia, posture di difesa che sono diventate la nostra “normalità”.
E si scioglie solo quando il corpo può completare la sua risposta biologica naturale:
tremare, agitarsi, spingere, correre, piangere, urlare, .... in sicurezza, lentamente, con amore.
Per questo ogni classe di Kundalini Yoga che tengo non è “solo yoga”.
È un cerchio di guarigione.
È uno spazio sicuro in cui è permesso tremare, sudare, piangere, ridere, sbadigliare forte, emettere suoni strani.
È uno spazio in cui il sentire viene prima di tutto.
Perché quando il corpo si sente al sicuro, ricorda.
E quando ricorda, può finalmente lasciar andare.
Se anche tu senti che “c’è qualcosa lì dentro” che nessuna parola è riuscita a sciogliere…
vieni.
Porta il tuo corpo esattamente com’è oggi.
Con le sue contratture, il suo respiro corto, le sue rigidità, la sua stanchezza, la sua rabbia, la sua tristezza.
Perché il corpo ricorda tutto, ma da anche come guarire, quando smettiamo di zittirlo e iniziamo ad ascoltarlo e accogliere quello che vuole comunicarci.
Non serve essere "pronti", ma essere disposti a esserci per sé stessi, disposti a sentire e lasciare andare.
É un atto di amore e coraggio.
Ti aspetto.
Sat Nam
Laura


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